Lo straniero

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Lo straniero

"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri" (don Lorenzo Milani)

Riflessioni...

La verità sull'accoglienza
Papa Francesco
è tornato in questi giorni sulla necessità di aiutare le persone che "scappano dalla guerra e dalla fame". I Paesi sono chiamati ad accogliere ma, ha aggiunto Papa Francesco, "ogni Paese deve fare questo con la virtù del governo, che è la prudenza: accogliere tanti rifugiati quanti si può e quanti si può integrare, educare, dare lavoro". Da un lato c'è la raccomandazione a dare aiuto a chi lo chiede, dall'altro c'è il richiamo a pensare alla parola "accoglienza" nella sua interezza. Lo sbarco è solo il primo passo, se dopo non c'è nulla, non si può parlare di vera accoglienza. Le parole del Papa non possono essere strumentalizzate.

Dal 2014 al 2017 sono sbarcati in Italia più di 623mila migranti, oltre 100mila ogni anno. Come se ogni anno fosse nato un nuovo capoluogo di provincia(parliamo però solo di prima accoglienza non di immigrazione definitiva). Nei primi cinque mesi del 2018 ne sono sbarcati invece appena 13mila, anche in relazione all'accordo dell'ex Ministro Minniti con le milizie libiche. Non si può parlare di alcuna invasione.

Nella prima fase di accoglienza, anni fa, infatti, la Grecia accolse gli sbarchi di oltre un milione di persone (rotta balcanica). Dopo la chiusura di questa rotta è ora rimasta l'Italia la principale destinazione degli sbarchi via mare. In Italia però le domande di protezione internazionale hanno un iter di circa due tre anni. E i migranti in questo periodo di fatto vengono ospitati, oltre che dalle strutture messe a disposizione dalle realtà locali, nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS). Pochissimo, quasi nulla è stato fatto invece per favorire l'integrazione e una reale accoglienza della persona. Sono falliti i progetti SPRAR e quello del 2015 dell'UE, praticamente non è mai nato.

E' vero pure che negli ultimi tre anni Ungheria, Danimarca e Polonia non hanno accolto richiedenti asilo dall'Italia. La Bulgaria 10, l'Austria 43.
A fine anno scorso le persone in Italia con una forma di protezione internazionale erano 147mila, quelle ancora in attesa 180mila. Non sono cifre insostenibili, ma sono cifre malgestite, tanto più considerando la presenza effettiva in Italia di circa 600mila stranieri irregolari, senza permesso di soggiorno o con la richiesta d'asilo respinta. Sono persone comunque che NON abbiamo saputo accogliere e per le quali nessuno ha pensato un futuro.

Gli stranieri regolari oggi in Italia sono l'8 percento della popolazione, circa 5 milioni.
Gli stranieri extra europei in Austria sono invece il 9,9 percento della popolazione, l'8,5 percento in Francia, addirittura l'11,6 percento in Svezia. Siamo i primi quindi solo nella PRIMISSIMA accoglienza quella legata agli sbarchi ma nonostante le recenti "chiusure" altri Paesi hanno accolto definitivamente più di noi.

Nel 2017 abbiamo gestito 126mila richieste di protezione, un numero sovrapponibile a quello delle persone effettivamente sbarcate, ma il flusso migratorio non si ferma in Italia e così scopriamo che nel 2017 Austria, Svezia, Germania hanno ricevuto molte più richieste di protezione internazionale per milione di abitanti, rispetto all'Italia (2089 per mln).

L'Austria 2526 per milione di abitante, la Svezia 2220 per mln, la Germania 2402 per mln. Negli anni precedenti la Germania ne ha ricevute addirittura 700mila complessivamente (Fonti: Ministero degli Interni e Rapporto Fondazione Migrantes). Abbiamo fatto molto, tantissimo, non c'è dubbio. Possiamo però anche dire, cifre alla mano, che se per numero di persone sbarcate siamo davvero i primi, le cifre dell'ACCOGLIENZA definitiva dicono che tanti altri Paesi hanno fatto meglio. 

 

Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato
La riflessione: Prevalga la speranza (C. Giaccardi, Avvenire)Accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Sono i quattro verbi che papa Francesco ha suggerito per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018,che cade oggi, 14 gennaio.

Quattro movimenti, che possono prendere vie molto diverse, e che proprio in questa creativa ricchezza possono aiutare a stabilizzare delle 'forme' che ci aiutino a vivere umanamente in un mondo che è plurale, che ci piaccia o no. Perché, come scriveva Hannah Arendt, «gli uomini, non l’Uomo, vivono sulla terra e abitano il mondo». La pluralità non è la variazione dell’identico, come nei prodotti fatti in serie che si distinguono per qualche optional, o nel conformismo sociale di chi cerca l’originalità in qualche dettaglio. Pluralità è la convivialità delle differenze, radicata nella comune appartenenza alla famiglia umana, e nella comune eppure singolarissima capacità di azione libera: dare inizio a qualcosa che prima non c’era, mettere al mondo, moltiplicare l’energia della vita. Siamo fratelli non perché siamo uguali (tutti i fratelli sono tutti diversi in realtà, anche i gemelli), ma perché abbiamo lo stesso Padre, e perché attraverso di noi può continuare a germogliare la vita. Siamo fratelli nella capacità di generare l’inaudito, di far crescere la speranza, di far entrare luce nel mondo, di 'amorizzarlo', come invitavano a fare Pierre Teilhard De Chardin e, poi, Arturo Paoli.

Non c’è alternativa tra la vita e la morte, tra la generatività e la stagnazione. Ciò che non respira, che non si allarga, che non lascia entrare aria da fuori si spegne per asfissia. Se pensiamo di salvarci chiudendo porte e finestre, alzando muri («se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori», scriveva Italo Calvino) costruiamo da soli la nostra prigione e in fondo siamo come chi sega il ramo su cui è seduto. Perché la frase «chi vuol salvare la propria vita la perderà, e chi è disposto a perderla la salva» non è solo un simpatico paradosso dei tanti che costellano il Vangelo. È l’essenza stessa della vita piena. Il voler trattenere, la paura di perdere qualcosa, il concentrarsi su di sé e i propri costi/benefici, il rimpicciolire i nostri orizzonti sui vantaggi immediati e il chiudere i nostri spazi (che poi non sono nostri: soprattutto se ci diciamo credenti, la terra è un dono per tutta l’umanità da coltivare e custodire, non un possesso da difendere gli uni contro gli altri) ci svuota, ci sdilinquisce, ci disumanizza, ci uccide.

Non esiste via di mezzo tra il lasciar andare e il trattenere e solo il primo è movimento di vita. Ma occorre allenarci, aiutandoci a vicenda, perché pur essendo vitale non è unmovimento che venga spontaneo.
C ome scriveva Rainer Maria Rilke, «Dobbiamo, in amore, praticare solo questo: lasciarci andare l’un l’altro. Perché è trattenere che viene spontaneo».

I quattro verbi che il Papa ci suggerisce sono uno stimolo a esser generativi, prima ancora che a risolvere una questione sociale. Non è di politica che si sta parlando, ma di umanità e di vita; di senso di ciò che facciamo. Perché senza la domanda sul senso ci affidiamo inevitabilmente alle soluzioni tecnocratiche, diventandone ostaggio anziché timonieri.

Allora quattro movimenti, quattro direzioni, quattro processi per essere prima di tutto vivi noi, capaci di rispondere alle sfide con iniziativa e audacia. Quattro movimenti che declinano il 'prendersi cura', che è crescita nella reciprocità e non erogazione di prestazioni. Che rigenera, e nonsottrae solo energie e risorse. Che mette a sua volta in moto processi nuovi: e il fatto che temiamo di non poterli controllare non li rende per questo cattivi, anzi. Possiamo forse controllare la vita dei figli che abbiamo messo al mondo? Sarebbe perverso il solo pensarlo. Sarà la via imprevedibile che prenderanno ad arricchire di novità le nostre vite, a estenderle dove mai saremmo arrivati da soli, coi nostri programmi. Ma forse questa metafora semplice è difficile da capire in una società dove non si fanno nascere più figli per paura di ciò che si perde. O dove non si aiutano le persone a essere in condizione di diventare genitori, perché le priorità sono sempre altre... Nessuna meraviglia che una società che non sa accogliere i bambini non sappia accogliere i migranti, perché 'tutto è connesso'. Accogliere non è albergare. Non è trovareun posto da qualche parte, che crei il meno disturbo possibile e magari possa diventare un business. Accogliere è fare spazio nelle nostre vite, metterci in gioco, cambiare le nostre abitudini, lasciarci rinnovare. Entrare in relazione, perché 'ospite' è parola di reciprocità. È entrare in una avventura di vita, invece che cercare tristi vie di fuga alle nostre stanche routine con le pseudo-avventure online.

Proteggere non è solo dare un tetto, ma custodire, sentirsi responsabili. Non fare come Caino, non pensare che la questione non ci riguardi. Pensare in relazione anziché pensare individualmente: un movimento che può solo farci bene.

Promuovere, perché assistere non basta. Tante delle persone che arrivano hanno competenze, esperienze, speranze, energie che, valorizzate, possono far bene a tutti, far crescere una società che sta girando sempre più a vuoto. Promuovere loro è promuoverenoi.E infine integrare, che non è né assimilare (ti tengo, se diventi come me) né tollerare (fai quel che ti pare, basta che non disturbi), modi entrambi indifferenti alla differenza e fallimentari, come la storia dimostra. Integrare è rendere parte attiva, corresponsabile. Che significa anche, appunto, 'lasciar andare', 'autorizzare' a scrivere con noi il futuro: non pretendere di dire a chi arriva dove deve andare (non lo sappiamo nemmeno per noi!), ma accettare di entrare insieme in un movimento vitale di cui non possiamo conoscere l’esito a priori ma che, se ci coinvolgiamo con responsabilità e onestà, porteràcerto buoni frutti.Per una volta facciamo prevalere la speranza sulla paura, che è ciò che ci rende manipolabili e sterili. Ascoltiamo nel nostro cuore questo invito di papa Francesco, lasciamo che la mente trovi le forme, cominciamo a costruirle insieme e ciò che germoglierà sarà vita nuova.

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Da Corriere della Sera Online: La compagnia telefonica del Kuwait Zain e lo spot contro il terrorismo: un kamikaze pronto a farsi esplodere desiste, convinto dalle vittime.


  • 24 luglio 2016 - Sono arrivate altre due famiglie di profughi dalla Nigeria. Così a Santos, Patience, Mary e Miriam (che hanno già ottenuto il riconoscimento come rifugiati per motivi
    umanitari) si sono aggiunti altri due nuclei: Sunday, Faith e Daniel e Smart, Bless e Destiny. Sono tutti cristiani, da pochissimo arrivati in Italia, felici di essere stati accolti.
    La sera abbiamo festeggiato il loro arrivo con una pizza tutti insieme, per socializzarli all'italian food!
    Ora inizia un cammino ancora pieno di incertezze, ma speriamo che questa prima tappa possa lasciar loro qualcosa di bello: soprattutto, l'idea che gli italiani sono un popolo amico, e che
    vale la pena mettercela tutta per creare le condizioni di una convivenza pacifica e gioiosa.

  • Volentieri pubblichiamo questo video della Caritas di Roma. E' un documentario di Rossella Alimenti per la regia di Enrico Grassetti e la fotografia di Armando Barberi (2015), realizzato in collaborazione con i Centri di Pronta Accoglienza Minori della Caritas di Roma. Versione con sottotitoli in inglese

     
  • STORIE e libri in primo piano

    • La comunicazione interculturale nell'era digitale
      di Chiara Giaccardi
    • Il volume offre una serie di strumenti utili per la comprensione e la gestione dei fattori che possono ostacolare o favorire il dialogo interculturale, collocandoli nella cornice della più ampia questione del rapporto tra culture nel mondo globale. L’autrice adotta un approccio interdisciplinare (tra sociologia, linguistica, antropologia, psicologia sociale, filosofia) e utilizza numerosi riferimenti non soltanto alla letteratura scientifica, ma anche ai media, alla narrativa e alla vita quotidiana.

    • Zerlina e Dendè
      di Piero Mazzoli e Barbara Seppi

      Riusciranno Zerlina e Dendè a ritrovare i colori della farfalla?
      L’impresa è difficile e ci sarà bisogno del sole, del fiore, del bosco, del mare, della notte e di tempo
      Un’avventura fantastica con cui il piccolo lettore potrà prendere confidenza, attraverso la conoscenza dei colori, con il mondo che lo circonda.
      Disponibile presso l'editore JacaBook da Settembre 2011
    • UN'ESPERIENZA a SCUOLA con Zerlina e Dendè di B. Seppi
    • Ciao a tutti. Vi scrivo perchè vorrei raccontarvi la mia gioia di questa mattina. Con Silvia Calabrese siamo state alla scuola d'infanzia di via Varesina a proporre a sessantacinque bimbi la lettura animata di Zerlina e Dendè e ad aiutare le maestre nell'attività nel laboratorio.
      E' la seconda volta che poponiamo lo stesso percorso in una scuola materna e oggi ancora ho vissuto la stessa emozione provata alla scuola di Via Palma. I bambini che frequentano i due istituti sono bimbi di tutte le regioni del mondo, oggi nella classe dei pulcini non era presente neppure un bimbo di origine italiana. Le maestre che li accompagnano nella loro crescita e integrazione sono persone speciali, lavorano nell'ombra e ricoprono un ruolo prezioso e insostituibile. In entrambe le occasioni è stato emozionante percepire la curiosità, la gioia, la vita che c'è negli sguardi e nei gesti di quei bimbi. I laboratori hanno avuto un grande successo grazie alla collaborazione delle maestre che hanno ritagliato decine e decine di farfalle da colorare, all'energia di Silvia e alla magia delle parole e della musica.
      Anche a nome di Piero, che era presente in Via Palma, vi ringraziamo ancora una volta per l'occasione che Eskenosen ci ha offerto di partecipare in modo attivo e profondo alle realtà più vive di questa città.
      Un abbraccio
      Barbara

    • UN'ESPERIENZA a SCUOLA... CHE CONTINUA! ancora con Zerlina e Dendè di B. Seppi in attesa del nuovo libro!
    • Oggi (11 Nov 2013) sono stata con Silvia a presentare "Zerlina e Dendè" alla scuola d'infanzia di Moltrasio. C'erano 4 sezioni, 75 bimbi. Anche questa volta è stato stupefacente ed emozionante il lavoro delle maestre che hanno utilizzato il testo nel progetto accoglienza e ci hanno lavorato in tutti i modi e materiali per 2 mesi.Il 25 novembre siamo di nuovo in via Varesina con Giancarlo e Silvia.
      Barbara

     

    Alle fonti...

    • C: GIACCARDI La comunicazione interculturale nell'era digitale
    • D. ATIGHETCHI, Islam, musulmani e bioetica, Armando Editore Roma 2002.
    • E. BALSAMO, G. FAVARO, F. GIACALONE et. Al., Mille modi di crescere. Bambini immigrati e modi di cura, Milano Franco Angeli, 2002.
    • C. BARGELLINI, E. CICCIARELLI CURR. Islam a scuola: esperienze e risorse, Quaderni ISMU 2/2007.
    • www.centro-peirone.it
      Il Centro Peirone ha diverse pubblicazioni che riguardano l’Islam e l’intercultura, ultima novità è:
      “T. NEGRI, S. SCARANARI INTROVIGNE curr., I ragazzi musulmani nella scuola statale – Il caso dle Piemonte”, L’Harmattan Italia 2008.
    • Bibliografia completa da scaricare.